Introduzione

tdl-150x115p

Cos’è il Teatro

Il teatro è quel luogo
 dove alcuni artisti
 hanno preparato una sorpresa
 per alcuni invitati.
 La sorpresa è come una fiaccola
 che viene accesa,
 mostrata e consegnata
 ad ogni invitato.
 Quando l'invitato tornerà nel mondo
 potrà spegnerla o tenerla accesa.
 La facoltà è sua adesso.
 La riuscita della sorpresa
 è legata all'altezza degli artisti
 e a quella degli invitati.
 Ci vuole una minuziosa,
 lunga e sapiente preparazione
 per accendere la fiaccola
 ed un'esercitata capacità di accoglienza
 per prenderla con sé.
 Se la fiamma si dovesse spegnere per sbaglio,
 o quando si è consumata per il troppo uso,
 si può tornare a teatro:
 siete invitati dai fuochisti,
 hanno l'accendino in tasca.
 Se avete dato fuoco alla casa,
 venite a vivere in teatro.

D.L.

Dani ProfundiisSul teatro di Daniele Lamuraglia è stato scritto:

 Antonio Tabucchi
Il teatro spesso (non sempre, certo, perché molte volte illustra ciò che già sappiamo) porta alla luce qualcosa che stava nascosto. Rivela. 
È un rito e un evento, è qualcosa che accade e che non era mai accaduto, come sa bene Daniele Lamuraglia consapevole della lezione di Peter Brook.

 Alessandro Serpieri
Il teatro di Daniele Lamuraglia è un teatro di oggetti essenziali e di soggetti estesi, di denuncia dell’attuale e di respiro mitico, di alienazione socio-culturale e di integrazione utopico-fantastica.
Combinazioni e opposizioni tutt’altro che semplici da gestire sulla scena, ma è proprio da questa alternanza e commistione di tematiche e modalità espressive che l’itinerario drammaturgico, e registico, di Lamuraglia trae la sua singolare ispirazione.

Paolo Puppa

La raccolta contiene un gioiello puro, alludo al piccolo miracolo costituito da “Elmo e Cenere”. Qui, a mio parere o meglio a mio sentire, c’è Daniele Lamuraglia mis à nu, la voglia di amore e la paura che finisca, la devozione all’altra e la coscienza della sua misteriosa inappartenenza, la coabitazione come esaltazione e insieme sacrificio della libertà privata. E poi la indeterminazione quasi onirica dello spazio tempo, la gioia incubo di non capire dove ci si trovi, se in un teatro per la fedeltà alla meta o in un cimitero, per la contiguità coi morti, con chi sta dall’altra parte. 

Fernando Gioviale

Di fronte a contenuti molto forti e cogenti, sociologicamente condizionanti, che a volte mettono in soggezione, perché l’aspetto della denuncia potrebbe diventare per noi prevalente, l’Autore fa un discorso che sfiora e sfida anche l’illogicità, l’arbitrarietà delle associazioni non consequenziali, il salto appunto della poesia.